«Il futuro dell’intelligenza artificiale può sembrare misterioso e inquietante, e le questioni che lo circondano possono quindi apparire sconosciute»: così scrive il giornalista Elias Wachtel in un saggio pubblicato su The Atlantic.
Gli strumenti pensati per far risparmiare tempo stanno occupando ogni spazio della nostra vita digitale. Dai sistemi integrati di nuova generazione agli agenti in grado di svolgere compiti specifici.
MUTAZIONE ANTROPOLOGICA
Oggi un chatbot generativo è in grado di sintetizzare grandi volumi di dati, formattare notizie standardizzate e rispondere rapidamente a quesiti fattuali*. L’esplosione dell’uso dell’IA potrebbe indicare una vera e propria mutazione antropologica* nel consumo di informazione: il lettore sta infatti cambiando il proprio approccio nella ricerca, passando da un modello di esplorazione, basato sulla navigazione tra i siti, a un modello basato su risposte dirette fornite dai chatbot. Di conseguenza, il valore della navigazione si sposta dalla fonte originale alla velocità del servizio, mettendo in crisi i modelli di business tradizionali basati sul traffico web e sulla pubblicità.
Un esempio significativo di questo cambiamento è rappresentato da ChatGPT che molte persone hanno iniziato a utilizzare tra la fine del 2022 e il 2023 come alternativa ai motori di ricerca tradizionali per ottenere risposte rapide. ChatGPT è capace di rispondere a domande, scrivere testi, riassumere contenuti e supportare studio e lavoro. I suoi principali punti di forza sono la rapidità di risposta e la capacità di adattarsi a diversi contesti comunicativi.
ALLUCINAZIONI
Nonostante questi vantaggi, i sistemi di IA non sono perfetti. In alcuni casi se non trovano la risposta esatta generano allucinazioni: risposte plausibili ma errate, spesso inventate. Da qui nasce il termine epistemia*: l’illusione della conoscenza. I testi prodotti in risposta a una domanda da noi posta sembrano veri, coerenti e persino autorevoli, ma spesso non poggiano su nulla di solido.
Oltre al rischio di fornire informazioni inesatte, l’intelligenza artificiale presenta un’altra criticità: può riprodurre i pregiudizi presenti nei dati con cui è stata addestrata.
La proliferazione di tuttologi, la dipendenza dai chatbot per molti e un’informazione basata su una mera illusione di conoscenza stanno influenzando sempre più la società contemporanea. L’IA, per molte persone è diventata una compagna di conversazione a cui chiedere continue conferme, generando un legame di dipendenza costante. Tuttavia, questo scambio continuo tra l’uomo e lo strumento di apprendimento svela come gli algoritmi non siano affatto immuni ai pregiudizi umani: «vorremmo che la tecnologia fosse oggettiva, ma la realtà ci dimostra il contrario».
Non dobbiamo dimenticare però, che l’intelligenza artificiale trova applicazioni in molti settori importanti: nella sanità, nella ricerca scientifica e nell’accessibilità attraverso strumenti di riconoscimento vocale e non solo. Dimostrando che l’IA rappresenta una risorsa preziosa se utilizzata in modo responsabile.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ANTICHI STEREOTIPI
L’intelligenza artificiale ha assorbito linguaggi, archivi, immagini e gerarchie professionali. Alcune professioni, ad esempio, continuano a essere associate in base al genere, e certe attività vengono etichettate più spesso come femminili piuttosto che maschili. Paradossalmente, le tecnologie IA possono riproporre antichi stereotipi e dinamiche obsolete e rendere concreto il rischio che le prospettive, le esperienze e i bisogni delle donne siano rappresentati in modo insufficiente nei dati utilizzati per sviluppare e addestrare i sistemi di IA.
I sistemi di apprendimento automatico non creano ingiustizie, ma non le correggono neppure; possono al limite amplificarle o ridurle. Poiché tali tecnologie imparano estraendo informazioni da enormi dataset, se questi riflettono solo una parte della realtà, l’IA risulterà inevitabilmente parziale. Privilegiando i contenuti più popolari, gli algoritmi finiscono per aumentare la visibilità di certi temi, rinforzando così gli stereotipi esistenti. Ad esempio, se un algoritmo viene addestrato su immagini in cui le attività domestiche sono rappresentate esclusivamente da donne, successivamente tenderà ad associare le attività domestiche alle figure femminili, rafforzando questo stereotipo.
CONCLUSIONI
Per fare in modo che l’intelligenza artificiale diventi davvero uno strumento equo e inclusivo, dobbiamo pretendere di più: non possiamo accontentarci di modelli che si limitano a replicare i vecchi schemi e i pregiudizi del passato. È necessario costruire una visione più democratica, in cui la tecnologia sia realmente al servizio delle persone e contribuisca ad ampliare il nostro sguardo sul mondo, stimolando il pensiero critico e l’apertura mentale, anziché limitarli. Le macchine possono certamente arricchire la nostra autonomia e amplificare le nostre capacità, ma solo se saremo capaci di mantenere al centro, sempre e comunque, la dignità della persona.
Possiamo concludere affermando che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dipenderà solo dai progressi tecnologici, ma anche dalle scelte etiche, politiche e sociali che ne guideranno la crescita.
È da questo principio che dipende il vero valore dell’innovazione!
*fattuali: il termine fattuale significa ciò che si riferisce a un fatto, che è basato sulla realtà e che ha le caratteristiche del mondo reale.
*L’aggettivo “antropologico” indica ciò che fa riferimento all’antropologia (dal greco anthropos, uomo, e logos, discorso). Si riferisce allo studio scientifico e umanistico dell’essere umano nelle sue dimensioni sociali, culturali, fisiche e linguistiche
*epistemia La confortevole illusione di conoscenza prodotta dall’interazione con l’IA generativa dei grandi modelli linguistici (LLM), là dove la plausibilità simulativa del discorso fluente e la coerenza narrativa sostituiscono l’efficienza cognitiva e l’affidabilità dei dati (definizione Treccani).